Gallarate | Finalmente solo, personale di Gianni Caravaggio

Gianni Caravaggio, Sotto la superficie, la verità della concorrenza (Monza), 2014, Plotter printed photo on bluback-paper, zinc, 255x160x20 cm, Courtesy Tucci Russo Studio per l’Arte contemporanea Torre Pellice
Gianni Caravaggio, Sotto la superficie, la verità della concorrenza (Monza), 2014, Plotter printed photo on bluback-paper, zinc, 255x160x20 cm, Courtesy Tucci Russo Studio per l’Arte contemporanea Torre Pellice

Il Museo MA*GA di Gallarate, in collaborazione con il Musée d’Art Moderne Saint-Étienne Métropole, ospita dal 31 ottobre 2014 all’11 gennaio 2015 la personale di Gianni Caravaggio dal titolo Finalmente solo.

L’evento, curato da Emma Zanella e Lorand Hegyi, presenta 40 opere che ripercorrono la sua vicenda creativa, dagli anni novanta a oggi.

La ricerca artistica di Gianni Caravaggio prende forma e materia nelle sculture spesso costruite con un’evidente precarietà di equilibrio. Una particolarità dei suoi lavori è l’utilizzo di una pluralità di materiali molto eterogenei, posti spesso in un rapporto dialettico tra di loro, come marmo, bronzo, alluminio, carta, cuoio, crema cosmetica, borotalco, polistirolo, semi di lenticchia, zucchero e molti altri.

È il caso, ad esempio, di Sugar no Sugar Molecule del 2002, in cui un parallelepipedo dai contorni irregolari è composto da tanti cubi di marmo bianco, polistirolo e zucchero di dimensioni tra loro differenti, o ancora Cosmicomica del 2006, dove gli angoli di un poliedro di marmo bianco sono segnati dalla presenza di un seme di lenticchia rossa.

Via dalla luce mia (la verità) del 2008 , misteriosa forma realizzata accostando tra loro marmo bianco e marmo grigio scuro, la cui linea di cesura è costituita dalla proiezione dell’ombra che lo spigolo di un muro proietta sul pavimento, tanto che la parola “ombra” compare addirittura tra i materiali che compongono la descrizione della scultura.

O ancora, Il mistero nascosto da una nuvola del 2013, in cui è il titolo ad attivare una forma di dialettica tra luce e ombra come “gioco delle parti” tra la percezione dello spettatore e i materiali. In questo lavoro, un grosso masso di marmo nero del Belgio è cosparso, per circa la metà della sua superficie, di zucchero in polvere, per ricreare l’effetto visivo di una nube che si espande su una montagna, rendendone più scura una parte rispetto alle zone ancora illuminate dal sole.