Cinque mostre al MAC di Lissone

Mose' Bianchi, Il Conte Egidio, 1867 ca., olio su tela, cm 47x35,2
Mose’ Bianchi, Il Conte Egidio, 1867 ca., olio su tela, cm 47×35,2

Il Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (MB) riprende la sua attività espositiva con cinque mostre, in programma dal 7 febbraio al 3 aprile 2016.

La Gorgiera del Tempo. Per la prima volta, al museo verrà meno l’idea della mostra come “forma chiusa”, l’allestimento sarà infatti rimaneggiato di continuo, sviluppando un’infinità di possibilità e potenzialità latenti. Anziché rifinire l’allestimento in tempo utile per l’inaugurazione, si cercherà viceversa di ri[de]finirlo di volta in volta, durante tutta la durata della mostra.
Il percorso espositivo si snoderà attraverso opere di artisti quali Candida Höfer, Wim Delvoye, Umberto Boccioni, Vanessa Beecroft, Luigi Ontani, James Lee Byars, Franco Grignani, Achille Funi, Peter Vogel, Nicola Samorì, Katsushika Hokusai, H.J. Glattfelder, Mimmo Jodice, Fulvio Di Piazza, Angus Fairhurst, Giovan Battista Piranesi, Félicien Rops, Adolfo Wildt, Carlo Maria Mariani, e molti altri.

Prosegue il progetto Arch#ive, che permette di consultare una selezione di documenti, carteggi, foto, cataloghi e altri “ephemera” che appartengono a un particolare periodo o evento della vita di un artista. Il protagonista del secondo appuntamento è l’Archivio Gabriele Devecchi.
La mostra presenta una selezione di materiali originali, spesso inediti, tra cui i pieghevoli delle storiche mostre Miriorama, alcuni cataloghi “cinetici”, corrispondenze varie, fotografie dell’artista, disegni di oggetti e gioielli cinetici.

Il MAC omaggia la carriera di Luigi Carboni con l’esposizione dal titolo Chi può aver camminato sull’erba? che presenta un nutrito gruppo di opere recenti, tutte inedite, in cui classicità e sperimentazione convivono in una dialettica del paradosso. Rinunciando a ogni perentoria dichiarazione di metodo, l’artista pone l’attenzione sul confine tra la figurazione del quotidiano e l’astrazione lirica, tra lo stile decorativo ed espressioni più intimistiche. Oltre alle opere su tela, la mostra presenta una serie di sculture che sono una diretta emanazione del processo pittorico: un’unione di incertezze e contraddizioni che convivono nella loro diversità.

La Project Room del secondo piano ospita Sulla retta via di Filippo Berta, video che nel 2014 è entrato nella rosa delle opere finaliste della settima edizione del Talent Prize indetto da Guido Talarico Editore. Le inquadrature di Sulla retta via ci mostrano una battigia calpestata da uomini e donne disposti in fila indiana. La loro traiettoria è ondivaga proprio come l’acqua che – dopo aver risalito la china della spiaggia – si arresta e si ritira, e di nuovo, e ancora. Le persone avanzano e al contempo si ritraggono, cercano in tutti i modi di seguire la linea tracciata dalla schiuma del mare, marcando con il loro passaggio una traiettoria che è imprevedibile, perché in perenne trasformazione.

Il MAC rinnova il suo interesse e impegno nel diffondere le ricerche più attuali della pittura contemporanea, dedicando una bipersonale a Guglielmo Castelli (Torino, 1987) e Giuseppe Gonella (Motta di Livenza, 1984). Nelle opere di Guglielmo Castelli si ritrova un’inconfondibile cifra stilistica, dettata da sfondi monocromi e figure slavate, mentre Giuseppe Gonella concentra la sua attenzione sulla carica espressiva ed emotiva del colore.