Hecho en Cuba. Il cinema nella grafica cubana

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

Hecho en CubaI manifesti cinematografici cubani sono i protagonisti della mostra allestita al Museo Nazionale del CinemaMole Antonelliana, Torino, dal 4 febbraio al 29 agosto 2016.
Curata da Luigino Bardellotto, con la collaborazione di Nicoletta Pacini, Tamara Sillo, Ivo Boscariol, Patrizio De Mattio e Francesca Zanutto, l’esposizione presenta oltre 200 pezzi, alcuni dei quali unici e mai esposti prima in Europa, che raccontano la storia della grafica cinematografica cubana dal 1959 fino ai nostri giorni.

Il percorso espositivo si sviluppa sulla rampa elicoidale, all’interno dell’Aula del Tempio, cuore del Museo Nazionale del Cinema, e presenta una varietà di materiali unica nel suo genere: bozzetti, layout e manifesti si affiancano a video documentari d’epoca e moderni.
Lo spazio sotto i grandi schermi è occupato da un’installazione che ricostruisce le suggestioni di una via de L’Avana, in puro stile déco, con una casa, un porticato, un murales, musica cubana e discorsi di Fidel Castro e Che Guevara.

La mostra, organizzata per aree tematiche, ripercorre tutti i passaggi che hanno portato la grafica cubana dalla rivoluzione fino ai nostri giorni. Partendo dal 1959, anno della rivoluzione che segna l’inizio di una corrente del tutto innovativa e che vede nei manifesti cinematografici la principale forma di comunicazione di eventi culturali, la mostra si sviluppa raccontando, grazie alle opere più rappresentative di alcuni dei più importanti artisti, il fermento culturale di quegli anni. Il segno grafico trovava applicazione attraverso la serigrafia che prevede la realizzazione di un bozzetto (pezzo unico fatto a mano), quindi di un layout che lo porti alle uniche misure concesse di 51×76 cm (anche questo un pezzo unico) e poi si procede alla tiratura delle copie che, con questa tecnica, prevede l’utilizzo di massimo un colore per ogni passaggio con un giorno di asciugatura tra un colore e l’altro.

La quasi totalità dei pezzi in mostra provengono dalla collezione del curatore raccolti durante i numerosi viaggi a Cuba a partire dal 1998. Innamoratosi dell’isola e della sua cultura, compra casualmente il suo primo manifesto come souvenir da portarsi a casa. Incuriosito da questa grafica, incomincia a documentarsi e prendere coscienza di quello che sta dietro la realizzazione dei carteles de cine. Entra in contatto con questi artisti, vive con loro, entra nel loro mondo diventando un camajan – che nell’idioma locale indica uno straniero ben introdotto e rispettato dalla popolazione cubana – e riceve direttamente da loro molti dei materiali della sua collezione.
La Collezione Bardellotto raccoglie oltre 1200 manifesti cinematografici, politici e sociali, nonché circa 400 bozzetti.

Share.

Comments are closed.