Franco Fossa, mostra antologica a Legnano

Franco Fossa, Bestia, 1975, gesso, 60x50x35 cm, Archivio Franco Fossa
Franco Fossa, Bestia, 1975, gesso, 60x50x35 cm, Archivio Franco Fossa

È dedicata allo scultore Franco Fossa (1924 – 2010) la mostra antologica in programma a Legnano (MI), dal 30 aprile al 26 giugno 2016, nelle sale dello storico Palazzo Leone da Perego.
Curata dall’Associazione Franco Fossa con Emma Zanella, l’esposizione, dal titolo “Franco Fossa. La figura e i suoi luoghi“, presenta oltre cinquanta opere tra sculture in gesso, cera, legno, bronzo e disegni a pastello, realizzate da uno dei più significativi autori del secondo dopoguerra italiano.

Franco Fossa ha segnato il panorama dell’arte contemporanea inserendosi a pieno titolo, dopo gli studi con Marino Marini, Giacomo Manzù e Francesco Messina, nel filone del Realismo Esistenziale, movimento attivo a Milano nella seconda metà degli anni Cinquanta.
La mostra si apre proprio con alcune opere del giovane Fossa come Bambini (1954), Donna con gatto (1952), Uccello (1950), realizzate nei primi anni Cinquanta, appena trasferitosi a Milano, città impegnata a ricostruire se stessa, anche culturalmente, dopo gli orrori della guerra. Proprio la scena artistica milanese contribuirà sia alla formazione del suo mestiere di scultore, sia all’articolazione di un linguaggio che ha le sue radici nel profondo della coscienza civica.
Fossa imbocca da subito la strada della figurazione, una figurazione inizialmente “classica”, composta, ma che presto abbandona a favore della ricerca esistenziale, che, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, percorrerà ogni sua creazione, col fine di scandagliare le dimensioni più dolorose dell’umanità, come la fatica di vivere, la solitudine, l’abbandono, la vecchiaia, la morte.

Le sale centrali di Palazzo Leone da Perego, dedicate agli Animali (1960/66) alle Teste e Ritratti (1962 – 1972) e alle tragiche figure sacre, sono l’emblema di come lo scorrere del tempo modifichi l’esistenza, all’interno di una dimensione di solitudine. Non sono rappresentazioni ma visioni, di stati d’animo, di condizioni esistenziali, di esistenze precarie e fragili. Opere di grande potenza espressiva che si confrontano con opere di maestri a lui vicini e attivi negli stessi anni, come le sculture di Luciano Minguzzi e i dipinti di Ernesto Treccani, Emilio Scanavino, Bruno Cassinari, Domenico Cantatore, Cesare Peverelli e Mattia Moreni, provenienti dalle collezioni del MA*GA, capaci di dimostrare come la poetica di Fossa nasca da un coerente pensiero culturale che caratterizza l’arte italiana nei decenni della ricostruzione postbellica.
Chiudono il percorso espositivo le opere degli ultimi decenni (1985/2005) nelle quali il tragico espressionismo è decantato da una visione più razionale, più meditata e controllata, quasi classica. Negli Ambienti la costruzione dello spazio scenico, l’uso della luce che scorre sulle superfici, la riduzione della presenza dell’uomo a un emblema dell’esistere, decanta la sofferenza esistenziale in una dimensione più lirica e quasi metafisica.

La mostra è accompagnata dal catalogo generale dell’opera di Franco Fossa, a cura di Massimo Bignardi (Nomos Edizioni).