La Grande Guerra

Umberto Boccioni, Carica di lancieri, 1915 - La Grande Guerra
Umberto Boccioni, Carica di Lancieri, (1915) – L’artista futurista partecipò alla Grande Guerra

A leggere le cronache del tempo, le manifestazioni che si tengono ovunque sono veramente imponenti. L’Italia è appena entrata in guerra e i primi militi si apprestano a partire per il fronte.
Per le strade si riversano migliaia di persone di ogni classe e di ogni ceto. Le case, quelle che s’affacciano sulle vie principali, vengono imbandierate e dai balconi, parati a festa, le donne lanciano a piene mani fiori sulla folla. Le Autorità civili e religiose, le scuole, le bande musicali suonano a festa e, in più momenti, un’arringa conferisce alla giornata la solennità delle grandi occasioni. Il cronista, alcune volte, annota: “È un vero delirio di entusiasmo”.

I soldati sanno di partire per liberare la patria dagli Austriaci; nessuno immagina ciò che lo attende. Il bilancio sarà, purtroppo, tutto negativo. Per tre anni, migliaia di giovani lasciano i campi e le botteghe, i mestieri e le professioni; lasciano il paese e le famiglie. Di essi, tanti torneranno feriti, tanti mutilati, molti giovani soldati non faranno, addirittura, ritorno. A mantenere viva la loro sacra memoria s’incaricano, d’allora, gli austeri Monumenti, giustamente eretti dai nostri padri, nelle città, nei paesi, nelle contrade più sperdute.
Il tributo di sangue e di sofferenza pagato dalla comunità è alto, ma c’è la convinzione diffusa che il sacrificio e il martirio sono stati necessari.

Ovunque, come già per la partenza, si celebrano Messe solenni per piangere i morti, feste di ringraziamento per la vittoria, cerimonie d’accoglienza per i militi reduci. Autorità civili e religiose fanno bella mostra di sé, con la presenza e la parola, e a tutti giunge l’omaggio del Re.
Il paese – qualcuno scrive ‘spontaneamente’ – si colora come nelle grandi solennità e non mancano le processioni, con tanto di confraternite locali, lungo le vie tappezzate di drappi di seta colorata e di cento bandiere. E non mancano bandiere americane, inglesi e francesi, che, con quella italiana, già sventolarono vittoriose sui campi di battaglia.
Il giorno dopo, la mancanza dei generi di prima necessità e l’aumento generalizzato dei prezzi racconteranno l’altra faccia della guerra e della vittoria. E, intanto, in ogni casa, qualcuno vestirà a nero, per piangere un proprio congiunto.

Giulio Iudicissa