Napoleone, gli ultimi giorni in un manoscritto da Sant’Elena

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Napoleone BonaparteIn un lontano maggio, quello del 1821, in un’isola bella e selvaggia, concludeva la sua terrena esistenza Napoleone Bonaparte. Già Imperatore, ora, 5 maggio, era semplice mortale, solo, con la memoria dei suoi fasti e dinanzi al crepuscolo amaro d’una tragedia imminente.

Tanti, artisti d’ogni sorta, pittori e poeti soprattutto, han cercato coglierlo nell’estremo spirare.
Alessandro Manzoni ha letto nel suo cuore e ce lo ha consegnato, spoglio di gloria, nell’attimo in cui viene a soccorrerlo ‘una mano’ pietosa dal cielo.
Gli storici hanno raccontato di Napoleone vita ed amori, trionfi e sconfitte, slanci e tradimenti. Della sua solitaria agonia pochi hanno detto, forse, per pudore o anche per difetto di notizie.

A me, visitatore ostinato di archivi e biblioteche, accadde, un dì, di reperire, tra libri e carte, giacenti senza alcuna evidenza, un manoscritto in lingua francese, che racconta degli ultimi giorni di vita del Bonaparte. Più precisamente, una ‘Relazione sulla malattia e sulla morte di Napoleone Bonaparte, estratta da diverse lettere venute da Sant’Elena e seguita da nuovi dettagli e da aneddoti sugli ultimi momenti, redatta secondo documenti autentici’. Porta la data del 1821 e l’originale, così vi è scritto, è reperibile, a Parigi, presso la libreria dipartimentale, in Rue Villedot, N° 4.
Vi si legge, tra l’altro, che “fu il 17 marzo, al suo risveglio, che l’Imperatore ebbe il primo attacco del male di cui è morto. Ero nel piccolo salone blu dove, dopo aver preparato la tavola con il tè, stavo per attraversare la galleria che conduceva alla sala da biliardo, quando Jolu, un piccolo mulatto che il signor Marchand ha preso al suo servizio particolare, accorse per dirmi che il suo padrone chiedeva di me. ‘Sua Maestà muore’ aggiunse il ragazzo. Attraversai con un salto le due anticamere ed entrai attraverso lo stanzino del guardaroba. L’Imperatore, semivestito, era seduto su un letto e respirava dell’etere che il signore Antomarchi, il suo medico, gli teneva sotto il naso. Sua Maestà era molto pallido; il signor Marchand mi si avvicinò e mi disse: ‘Ho disposto un momento di Jolu, che ho mandato dal signor Maréchal; Sua Maestà si è sentita male un quarto d’ora fa e siccome il suo malessere è iniziato con due o tre crisi molto allarmanti, ho paura che …”. Più tardi “furono chiamati in cinque, senza contare il prof. Antomarchi, medico ordinario”. Di lì a poco, Napoleone cedeva, ma, accanto, non c’erano eserciti e potenti. V’era solo la divina misericordia.

Giulio Iudicissa

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