In nome di mia figlia, un film di Vincent Garenq – Recensione

In nome di mia figlia, una immagine del filmA quanto pare, Vincent Garenq ama costruire i suoi film su autentici fatti di cronaca giudiziaria che egli s’incarica d’illustrare con scrupolosa, maniacale precisione. Dopo Présumé coupable e L’enquete (sorvoliamo su Baby love, una commediola sul tema delle adozioni nelle coppie omosessuali: l’unica sua pellicola sinora giunta sugli schermi italiani), qui si parla del caso Kalinka Bamberski, un affaire spinoso, assai chiacchierato in Francia, che il film decide però di affrontare spogliandolo di ogni residuo “giallo”. Non è infatti il mistero che circonda la scomparsa della piccola Kalinka a interessare il regista, bensì la lotta caparbia, feroce, solitaria, che per quasi trent’anni il padre di lei, André, decide di ingaggiare contro tutto e contro tutti per assicurare alla giustizia il turpe figuro che egli ritiene responsabile della morte della figlia.

André è un uomo qualunque, né migliore né peggiore di tanti altri, che però di fronte alla scoperta dell’indicibile, dell’intollerabile (l’abuso e l’uccisione della propria bambina) arriva ad assumere la statura di un eroe vendicativo. La sua storia diviene allora una tenace, disperata battaglia contro le storture di un sistema giudiziario corrotto che, anziché schierarsi dalla parte della vittima, sceglie di stare dalla parte del carnefice, un notabile riverito e protetto.

Lo studio del personaggio principale diviene il fuoco narrativo della pellicola. Nel descrivere la rete delle motivazioni che muovono questa figura straziata, trascinata alla deriva dalle proprie ossessioni, Garenq inserisce, come di soppiatto, alcuni elementi di ambiguità. Sulle prime egli insinua l’ombra di un dubbio: il dubbio che André sia animato da un rancore segreto, da un odio sordo e vendicativo verso l’uomo che a suo tempo aveva indotto la moglie al tradimento e distrutto la sua pace familiare. Allo stesso modo, nella prima parte del film nello spettatore s’ingenera il sospetto che sia proprio lo strazio insostenibile per la morte di Kalinka, l’incapacità di André di elaborare il lutto, a compromettere la lucidità di sguardo del protagonista. Quest’ultimo sembra leggere i fatti attraverso una lente sfocata, inaffidabile, la stessa che lo spinge a riconoscere nel dottor Krombach un ignobile stupratore di bambine. Il seguito del racconto s’incaricherà di fugare quei sospetti. Il regista non rinuncia per questo a indagare sugli effetti distruttivi che l’itinerario doloroso di André comporta: deciso a ottenere giustizia costi quel che costi, l’uomo arriva a sacrificare la propria esistenza: si allontana progressivamente dalla nuova amante, litiga con il figlio, che rifiuta di condividere la sua cupa ossessione, trascura di occuparsi del lavoro, rinuncia a crearsi una vita nuova. Da ultimo, giunge a rasentare la follia.

La scena finale, consegnandoci un uomo stanco, stremato (André ha vinto; è riuscito a placare la propria collera; ma il suo sguardo vuoto, assente, ci dice di una solitudine amara e di una vita ridotta ormai a un ammasso di macerie), ci ricorda che ogni battaglia, anche la più sacrosanta, contro i meccanismi perversi del Potere si traduce comunque sia in una perdita continua, presentando un conto salatissimo da pagare a chiunque abbia avuto l’ardire di condurre quella lotta sino in fondo.

Se la sceneggiatura del film muove dall’intenzione di restituire l’itinerario interiore, psichico del personaggio principale ricorrendo a un montaggio nervoso ed ellittico (architettura a flashback, tagli al nero a scandire un arco di tempo assai ampio), la messa in scena di Garenq – sobria, lineare, priva di enfasi – procede per progressivo accumulo di situazioni ed eventi, volendo fornire un minuto, circostanziato resoconto della vicenda reale, ma rischiando talora di incappare in qualche ridondanza (penso, ad esempio, all’intervento pleonastico della voce fuori campo nella sequenza conclusiva del film).

Nicola Rossello

Scheda film
Titolo: In nome di mia figlia
Regia: Vincent Garenq
Cast: Daniel Auteuil, Sebastian Koch, Marie-Josée Croze, Christelle Cornil, Lilas-Rose Gilberti, Emma Besson, Christian Kmiotek, Serge Feuillard, Fred Personne
Genere: Drammatico
Durata:  87 minuti
Distribuzione: Good Films
Uscita: 9 giugno 2016

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