La caricatura a Roma dal Seicento al 1849

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Dietrich Wilhelm Lindau, I tre Bajocchi, 1833, acquaforte Roma, Museo di Roma, Gabinetto delle Stampe, inv. MR 6386

Dietrich Wilhelm Lindau, I tre Bajocchi, 1833, acquaforte
Roma, Museo di Roma, Gabinetto delle Stampe, inv. MR 6386

Sono 120 le opere esposte, dal 9 giugno al 2 ottobre 2016, a Roma al Museo di Roma – Palazzo Braschi e provenienti da diverse prestigiose istituzioni culturali, oltre che dal Gabinetto delle Stampe di Palazzo Braschi.

La mostra, dal titolo “L’Arte del sorriso. La caricatura a Roma dal Seicento al 1849“, è a cura di Angela Maria D’Amelio, Simonetta Prosperi Valenti Rodinò e Simonetta Tozzi.

A lungo ritenuta un genere minore, la caricatura è tuttavia presente nella produzione di molti grandi artisti, da Leonardo ad Annibale Carracci, a Gian Lorenzo Bernini che per molti aspetti è considerato il vero iniziatore di questo peculiare tipo di ritratto irriverente. Ma è solo nel Settecento che l’arte della caricatura, forma artistica affidata quasi esclusivamente al disegno, ha iniziato ad affermarsi.

Come già nel secolo precedente, la caricatura a Roma nel XVIII secolo mirava a ‘colpire’ non la collettività ma il singolo personaggio, com’è evidente nella prolifica produzione di Pier Leone Ghezzi (1674-1755), protagonista indiscusso di questo genere, soprannominato il ‘Cavaliere delle caricature’.
Altro magnifico interprete fu l’architetto pontificio Carlo Marchionni (1702-1786) che, con la sua penna bonaria, si dedicò alla caricatura per svago e diletto. Anche un suo allievo, Giuseppe Barberi (1746-1809), coltiverà assiduamente questo genere parallelamente alla quotidiana attività di architetto raffigurando, oltre i membri della propria famiglia, molteplici personaggi tra nobili, intellettuali, diplomatici, collezionisti, prelati, artigiani e venditori ambulanti.
Con differente stile i tre artisti ci offrono una capillare e sagace cronaca della loro epoca non solo attraverso le caricature ma anche, e soprattutto, con le annotazioni manoscritte poste a margine dei disegni, relative alla vita pubblica e privata dei personaggi ritratti.

Con la fine del Settecento si conclude la fortunata stagione della caricatura a Roma, gradualmente soppiantata dalla vignetta satirica quale illustrazione di una stampa politica e strumento di critica sociale. Sull’esempio dei primi due giornali satirici francesi La Caricature (1830-35) e Le Chiarivari (1832-93), a Roma ne nascono molti simili, tra i quali spicca il notissimo Don Pirlone. Di stampo socialista e anticlericale, esso abbandona definitivamente il tono indulgente della caricatura settecentesca per uno assai più immediato e incisivo, di forte impegno civile.

L’esposizione, promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura, è accompagnata da un catalogo a cura di Campisano Editore.

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