A scuola dai Greci per comprendere l’uomo

I due filosofi greci Platone ed Aristotele nell'affresco di Raffaello Scuola di Atene, Città del Vaticano
Raffaello, Scuola di Atene, particolare, Città del Vaticano

Pascal, nel Pensiero n. 420, dice, a proposito dell’uomo: “Se si vanta, l’abbasso; se s’abbassa, lo vanto; lo contraddico sempre fino a che comprenda che è mostro incomprensibile”. Io ho scoperto di essere incomprensibile a me stesso soltanto superati i trent’anni. Mi sono accorto di non sapere cosa significhi essere un uomo, essere questo uomo che sono, cosa accada dentro di me quando provo emozioni, quando entro in rapporto con l’altro, quando rifletto su Dio, insomma: mi sono ritrovato nel bel mezzo della confusione!

Come di recente ha ricordato Andrea Marcolongo nel suo stupendo libro “La lingua geniale, 9 ragioni per amare il greco”, Virginia Woolf affermava che “è al greco che torniamo quando siamo stanchi della vaghezza, della confusione; e della nostra epoca”. Ecco, è proprio da qui che ho deciso di partire per (ri)conoscermi.
Perché i Greci avevano capito moltissime cose dell’uomo e tutto ciò che è stato pensato, detto e scritto dopo di loro non può fare a meno di loro.

Come potremmo fare a meno delle lacrime di Priamo e Achille? Il primo, vecchio e sofferente per la morte orribile del figlio, dove mai avrà trovato la forza di andare nell’accampamento del suo uccisore e pregarlo perché gli desse il corpo di lui? E il secondo, l’uccisore, l’eroe, davanti a questo vecchio non ha potuto abbandonarsi alla sua leggendaria ira, ma insieme a lui ha versato lacrime, insegnando una volta per sempre che la felicità appartiene soltanto agli dei. Che com-passione!

E come potremmo fare a meno delle terribili parole di Senofane, quando ci racconta che se buoi e cavalli avessero le mani e potessero con le loro mani disegnare e fare ciò che gli uomini sanno fare, i cavalli disegnerebbero figure di dei simili ai cavalli e i buoi simili ai buoi? Che abisso!
E poi, come fare a meno dello sguardo che si scambiano Platone ed Aristotele, l’uno con il Timeo sottobraccio, mentre indica in su, alle Idee e l’altro, con l’Etica Nicomachea, che indica in avanti, verso l’uomo? Che dilemma!

Quanto poco tempo per conoscere, per capire! Vita brevis, ars longa! Più approfondisco, più la strada si snoda in nuovi incroci, sottopassi, tratti sconnessi e ancora non comprendo cosa succeda dentro di me… converrà leggere ancora una volta I fratelli Karamazov!

Andrea Marostica