Al MAXXI di Roma la mostra “Home Beirut”

Haig Aivazian, Rome Is Not In Rome (Stadion), 2016, Fer-forgé, leather upholstery, Courtesy the Artist and Sfeir-Semler Gallery Beirut - Hamburg
Haig Aivazian, Rome Is Not In Rome (Stadion), 2016, Fer-forgé, leather upholstery, Courtesy the Artist and Sfeir-Semler Gallery Beirut – Hamburg

Si concentra su Beirut, città dinamica di elaborazione del passato e laboratorio di futuro, la mostra che dal 15 novembre 2017 al 20 maggio 2018 è aperta al pubblico al MAXXI di Roma.
Attraverso oltre 100 opere di 36 artisti, l’esposizione racconta la diversità culturale, la memoria della guerra, l’effervescenza del presente, la profonda trasformazione urbana, le prospettive per il futuro.

La mostra, dal titolo Home Beirut Sounding the Neighbors, è organizzata in quattro sezioni, ognuna concepita come una “casa” dedicata a un aspetto della sua caleidoscopica realtà artistica: memoria (Home for Memory), accoglienza (Home for Everyone?), mappa del territorio (Home for Remapping), gioia (Home for Joy).

Home For Memory affronta il tema esistenziale, comune a molti artisti, della contraddizione tra il ricordo del conflitto e la volontà di ricostruire una nuova società civile.
In questa sezione ci sono soprattutto fotografie e video, frutto di raccolte, documentazioni, archiviazioni personali. Ci sono inoltre lavori a metà strada tra testimonianza e immaginazione, laddove la ricostruzione degli avvenimenti rappresenta una sfida costante, se non impossibile.

Home For Everyone? La migrazione è un tema che a Beirut è sempre stato contemporaneo. Ieri come oggi, a causa di conflitti e movimenti migratori, armeni, greci, siriani, palestinesi, popoli con origini e religioni diverse hanno scelto questa città come nuova casa per pochi mesi o per tutta la vita. Tutto questo ha contribuito alla creazione di una cultura ricca, complessa e cosmopolita. In questa sezione troviamo il video installazione Remembering the Light (2016) di Joana Hadjithomas & Khalil Joreige, il video A Spectacle Of Privacy (2014) di Roy Dib e i video di Jalal Toufic (2007).

Home For Remapping indaga il tema dei profondi cambiamenti vissuti da Beirut: dalle ferite della guerra ai disastri naturali, al boom edilizio, la città si è trasformata radicalmente. Tutti i conflitti sociali e le riconciliazioni degli ultimi 40 anni sono “scritti” nella sua planimetria in continua trasformazione.

Home For Joy Beirut ha sempre prodotto bellezza, anche nei periodi di maggiore difficoltà: arti visive, musica, danza, cinema, poesia non hanno mai cessato di esistere, anzi la distruzione della guerra le ha alimentate come forma di resistenza e resilienza. La città pullula di infrastrutture culturali – fondazioni, gallerie, archivi, centri artistici – e offre una ricca produzione di arti visive, musica, danza, teatro, cinema, poesia, raccontate in questa sezione.

Gli artisti: Ziad Abillama, Shirin Abu Shaqra, Etel Adnan, Tamara Al-Samerraei, Mounira Al Solh, Haig Aivazian, Ziad Antar, Caline Aoun, Marwa Arsanios, Tarek Atoui, Vartan Avakian, Eric Baudelaire, Tony Chakar, Ali Cherri, Roy Dib, Maroun El-Daccache, Fouad Elkoury, Sirine Fattouh, Laure Ghorayeb, Ahmad Ghossein, Mona Hatoum, Joana Hadjithomas & Khalil Joreige, Hatem Imam, Lamia Joreige, Mazen Kerbaj, Bernard Khoury, Walid Raad, Marwan Rechmaoui, Graziella Rizkallah Toufic, Stéphanie Saadé, Rania Stephan, Jalal Toufic, Paola Yacoub, Akram Zaatari, Cynthia Zaven.

La mostra, a cura di Hou Hanru e Giulia Ferracci, è accompagnata da un catalogo edito da CURA ed è un nuovo capitolo del progetto Interactions across the Mediterranean.