Roberto Barni, Le cose vogliono esistere – Mostra a Pietrasanta

Roberto Barni, Continuo, 1999, bronzo, cm 173x310x61
Roberto Barni, Continuo, 1999, bronzo, cm 173x310x61

Alcuni luoghi simbolo di Pietrasanta (LU) ospitano la mostra personale Le cose vogliono esistere dell’artista toscano Roberto Barni (Pistoia, 1939).

In piazza del Duomo, nella Chiesa e nel Chiostro di Sant’Agostino, per circa tre mesi si potranno ammirare ben 17 grandi sculture in bronzo patinato affiancate, negli ambienti interni, da opere su tela e su carta.

Viene così presentato il lavoro di Roberto Barni attraverso l’esposizione di opere particolarmente iconiche realizzate negli ultimi 20 anni.

In piazza del Duomo trovano spazio Impresa, scultura di oltre quattro metri e mezzo, Continuo del 1999, Doppia Controversia del 2017, anch’essa di quasi cinque metri, Sadovasomaso, Impresa e Camminare in Croce che hanno accompagnato tutta la poetica recente dell’artista toscano, compresa la presenza nella Basilica di Santa Maria dei Frari durante la Biennale di Venezia del 2017.

In tutta la mostra compaiono sculture che autodeterminano il loro spazio: in Sant’Agostino appaiono uomini in un cestino, Capogiri d’Oro del 2017 e nel Chiostro la celeberrima Atto muto, la cui prima versione era stata presentata all’ingresso dei Giardini alla Biennale di Venezia del 1988.
Giacché le sculture, parimenti alle cose, vogliono esistere, trovano spazio, come apparizioni, Adagio, nel giardino di Sant’Agostino, Remar Contro o N.S.C. nella Chiesa di Sant’Agostino.

«La mia curiosità riguardo alla ricerca scultorea di Roberto Barni è sempre stata indirizzata sulle situazioni imbarazzanti dei suoi uomini, un piccolo esercito seriale e inespressivo che si muove attraverso un’inquietudine di fondo – afferma il curatore Enrico Mattei -. Il comune denominatore di queste sculture è il loro stile, che non è quello di farsi riconoscere, bensì per conoscere, come ci spiega l’artista. Sulla loro pelle si legge l’impronta della mano di Roberto che diventa la sua resistenza al vuoto».

La mostra, a cura di Enrico Mattei, è promossa dal Comune di Pietrasanta, dalla Fondazione Versiliana e ha il sostegno della Galleria Poggiali di Pietrasanta.