Il Polittico Costabili. Prospettive incrociate

Il Polittico Costabili. Prospettive incrociateAlla Pinacoteca Nazionale di Ferrara in Palazzo dei Diamanti, martedì 27 marzo 2018 alle ore 17.00, si tiene la presentazione del volume Il polittico Costabili. Prospettive incrociate, a cura di Luisa Ciammitti e Vincenzo Gheroldi, pubblicato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per il Segretariato del MiBACT per l’Emilia Romagna, col sostegno del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

A parlarne, oltre agli autori, saranno l’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis, il Segretario Regionale del Mibact Sabina Magrini e il direttore delle Gallerie Estensi Martina Bagnoli.

Il polittico Costabili, opera di grande rilievo nella storia della pittura italiana del Cinquecento, conservato nelle collezioni della Pinacoteca Nazionale di Ferrara, venne dipinto a partire dal 1513, da Benvenuto Tisi, detto il Garofalo e da Dosso Dossi, appena giunto in città da Mantova, su commissione di Antonio Costabili, ambasciatore di casa d’Este e Giudice dei Dodici Savi, la massima magistratura comunale.

Nel 1523 l’opera si trovava già collocata sull’altare maggiore della chiesa del convento agostiniano di Sant’Andrea, luogo di sepoltura della famiglia Costabili.

L’analisi stilistica sembra indicare che a Garofalo si debba l’impostazione generale della tavola principale, la struttura verticale del trono, la composizione piramidale del gruppo della Madonna col Bambino e alcune altre figure.

La stesura pittorica di gran parte della pala centrale e degli altri pannelli del polittico sembrano invece riconducibili alla mano di Dosso. Indagini scientifiche recentemente condotte non solo sembrerebbero confermare che Dosso ridipinse e rielaborò figure già completate da Garofalo, ma consentono anche di ipotizzare che l’opera sia stata inizialmente concepita come pala singola e solo in seguito trasformata in polittico aggiungendovi i pannelli laterali.