Turner – Venezia: veduta della Laguna al tramonto, 1840

Turner, Venezia: veduta della Laguna al tramonto, 1840, acquarello su carta
Turner, Venezia: veduta della Laguna al tramonto, 1840, acquarello su carta

Un’imbarcazione come macchia di colore plana sulle acque della laguna. Fluide pennellate di arancio, giallo , rosso, con degli accenni di viola e malva che sfumano sulla tela formando un meraviglioso tramonto.

Venezia vista da Turner, 1840, durante il suo terzo ed ultimo viaggio nella città marinara. Non c’è dettaglio, nitidezza dei particolari, precisione nella definizione minuziosa del reale, ma solo fluidità della pennellata, come se il disegno fosse sacrificato alla tecnica, descrivendo tutto, con pochi rapidi essenziali accenni di forme.

Effetto dirompente che trasborda l’opera diventando un’immagine che può sovrapporsi alla realtà in presenza di alcune condizioni climatiche e di luce o anche in particolari stati d’animo. Chi frequenta l’opera di Turner può ritrovarlo nella natura che si disvela sotto gli occhi. Nei pomeriggi di cielo terso e sfumato, sulle coste di Santa Severa (Roma), quando il mare si gonfia ed i surfisti sorridono nella speranza che si alzino onde grandi, come quelle della California, sulle terre Etrusche: ecco la luce sfuma, si riflette e la scogliera comincia a scontornarsi e mi ritrovo in un quadro di Turner. C’è gioia e disagio, meraviglia e malinconia, sentimenti che si rincorrono tra loro e l’immagine reale della spiaggia smette di essere tale, per diventare “alla Turner”. La realtà si rifà alla sua rappresentazione o meglio, alla sua “visione”, grazie alla tecnica del maestro inglese. Un esempio di paesaggio a cui ogni lettore potrà aggiungere il suo. Già, perché l’estrema modernità del suo stile resta indiscutibile: un linguaggio espressivo unico che collega la scena non solo agli occhi, ma al piacere dell’intelletto e del cuore attraverso le emozioni suscitate.

Si può immaginare quali potessero essere state le prime sensazioni alla novità delle sue tele, perché Turner non anticipa solo gli Impressionisti, ma influenzerà con il suo stile molte generazioni di artisti, quali Claude Monet, Caspar David Friedrich, Vincent Van Gogh, Edgar Degas, Paul Klee, Franz Marc, Wassily Kandinsky, Gustav Klimt, Mark Rothko, James Turrell e Olafur Eliasson. Non è un caso che in relazione alle opere veneziane nel 1842 sia stato definito un “mago con il controllo degli spiriti della Terra, dell’Aria, del Fuoco e dell’Acqua”.

Venezia al tramonto ne è prova, con una luce che dialoga con le acque della laguna creando morbidi riflessi e tonalità multiformi.

Sembra che per Turner contino le atmosfere, le sensazioni che riesce a dare la scena, per studiarle e trasferirne sulla tela il vigore o la calma di un paesaggio e per questo prova, riprova, analizza i colori, cerca dei rapporti con la luce, si spinge nella ricerca finché non ottiene i risultati effettivamente voluti.

Immagini che restano impresse, difficilmente dimenticabili: si ha il desiderio di recarsi a Venezia ed aspettare il tramonto su un isolotto sperando in una luce simile, di trovarsi dal vivo nelle atmosfere turneriane, magari con una gondola solitaria sotto il cielo infuocato dal sole morente. Ma non basterebbe, non sarebbe la via migliore per scoprire la verità di Turner; si provi ad abbandonare lo sguardo sensibile, magari a chiudere gli occhi e guardare con la mente, si provi a guardare la sua opera in particolari momenti della vita, quando cadono i cieli delle sicurezze umane – affettive, ed i contorni del reale sono difficilmente inquadrabili; quando forma e sostanza perdono senso, si confondono, si annullano, proprio in quegli attimi le fluide pennellate di colore, che colano lungo la tela come lacrime su un volto, smettono di essere cieli, tempeste, tramonti o notti lunari, per diventare la traccia visibile di una scintilla di mistero. Solo allora si schiude tutta la forza dell’opera di Turner e ci appare più autentica del vero, non immediatamente visibile agli occhi, ma fatta di suggestioni, emozioni, profondi silenzi e urli liberatori.

Diego Pirozzolo

L’opera è visibile in Italia a Roma presso il Chiostro del Bramante fino al 26 agosto.