Roberto Pugliese alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano

Roberto Pugliese, Risonanti pressioni materiche, 2014 (ed.2/3) trombe acustiche in ceramica, plexiglass, comp. sonora, sistema di riproduzione audio, 180×60×35cm, particolare, Fotogr. di Carlos La Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano ospita, fino al 19 ottobre 2018, la personale di Roberto Pugliese, dal titolo Concerto per Architettura.

La mostra è il secondo appuntamento con il nuovo ciclo delle Project Room della Fondazione, che mette a disposizione di giovani curatori e artisti il proprio spazio e le proprie competenze, per raccontare al pubblico le ultime tendenze della scultura contemporanea.

La curatela delle Project Room 2018 è stata affidata a Flavio Arensi, che ha costruito un progetto in tre atti, La stanza di Proust, pretesto per guardare gli accadimenti della società e dell’uomo attraverso i suoni, le assenze e le presenze, del passato come del futuro. I tre momenti che si susseguiranno in questa stanza formeranno un’unica riflessione sul ruolo della scultura in questo momento storico. Come afferma Arensi, «con i tre artisti coinvolti nelle Project Room 2018 intendiamo recuperare, attraverso il loro lavoro, l’idea di una coscienza allargata che non usa i mezzi più tradizionali della scultura ma ne ricerca i concetti più profondi attraverso la tecnologia e lo spazio».

Dopo la personale di Donato Piccolo, il secondo atto della Stanza di Proust vede protagonista l’artista napoletano Roberto Pugliese, che ha immaginato Concerto per Architettura, una composizione audio realizzata ad hoc per gli spazi della Project Room, le cui piante architettoniche sono servite per rielaborare alcuni valori numerici in seguito assegnati a una serie di algoritmi genetici e funzioni complesse.

Questi processi, grazie a una relazione acustico matematica, sono serviti a generare materiale sonoro che è stato successivamente rielaborato da Pugliese.
Il risultato è una scultura sonora che si diffonde negli spazi della Fondazione sfruttando al meglio le risonanze architettoniche in modo da restituire allo spazio la sua stessa “voce”. Questo vero e proprio Concerto per Architettura è stato eseguito da Roberto Pugliese, e poi riprodotto per tutta la durata della mostra.

«Questa sorta di intermezzo musicale fra il primo e l’ultimo atto, segna anche il punto estremo di una ricerca che fa della scultura un nuovo sistema linguistico, in cui lo spazio e il suono divengono valore intrinseco dell’opera – dichiara il curatore -. Il tema della scultura, dunque, oltrepassa il semplice schema luce-spazio-materia per entrare in un nuovo metodo semiotico in cui all’oggetto si unisce il suono. Se con Piccolo l’osservatore era chiamato a confrontarsi con le macchine-sculture, che imparavano a gestirsi attraverso il confronto con l’essere umano, con Pugliese si arriva ad affrontare la natura vibrazionale/frequenziale della materia».