Marcello Mariani al Complesso del Vittoriano a Roma

Marcello Mariani, Angelo D'Ombra, 2006Negli spazi dell’Ala Brasini del Complesso del Vittoriano a Roma, dal 2 ottobre al 4 novembre 2018, è in programma la personale dedicata all’artista aquilano Marcello Mariani, curata da Gabriele Simongini.

L’esposizione, dal titolo “Marcello Mariani. Il tempo dell’angelo, 1956-2014“, ripercorre quasi 60 anni di carriera di Mariani, un lungo tempo durante il quale l’artista si è imposto in ambito internazionale per la costante riflessione sull’eredità della pittura informale, evoluta poi in un linguaggio libero da qualsiasi definizione precostituita.

La sua formazione era stata influenzata, per certi aspetti, dall’esempio e dall’opera di artisti come Licini, Fontana, Burri, Beuys e Rauschenberg che lo indussero a sviluppare una visione sempre più poetica, intensa ed anarchica del mondo. «La pittura come territorio magico in cui ricomporre le fratture, le divisioni, le separazioni, come rito di passaggio dal visibile all’invisibile – dice il curatore Simongini – come lavorio inesausto di purificazione interiore in contatto con i sommovimenti segreti del mondo».

In esposizione grandi tele di Marcello Mariani che ripercorrono decenni di lavoro: infatti, anche se la rassegna si concentra particolarmente sulle opere degli anni duemila, ha un suo nucleo iniziale, germinale e prezioso, in sette opere distese fra il 1956 e il 1960 che testimoniano la precocissima rivelazione con cui Mariani ha individuato il proprio campo d’indagine. Quel che è certa è proprio la grande vocazione dell’artista alla ricerca, unita a una istintività che lo portava a confrontarsi con ogni tipo di materiale e ogni luogo in cui si imbattesse: “Per me è molto importante far parlare questi muri”, amava dire riferendosi soprattutto al suo amatissimo luogo di nascita, L’Aquila.

Il titolo della mostra, “Il Tempo dell’Angelo”, fa riferimento al fatto che spesso nelle opere di Mariani «affiorano con forza abbagliante, da dimensioni sovrumane, presenze angeliche che sono anche scariche di energia catartica, epifanie luminose e portatrici di un vento di rinnovamento», scrive ancora Simongini.

Di particolare intensità sono le opere che Marcello Mariani creò dopo la terribile esperienza del terremoto che nel 2009 distrusse L’Aquila.

Ad accompagnare le grandi tele dell’artista, in mostra sono esposte anche le fotografie di Gianni Berengo Gardin con uno speciale reportage sull’amico di sempre Marcello Mariani.

La mostra, accompagnata da un catalogo edito da Skira, è promossa dalla Regione Abruzzo con il contributo di Studio Mariani Gallery ed è organizzata da Arthemisia.