L’opera di Mikayel Ohanjanyan esposta al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze

Mikayel Ohanjanyan, La soglia è la sorgente, 2018, basalto e cavi d’acciaio ossidati, 63 x 130 cm, Museo dell’Opera del Duomo, Firenze, foto di  Nicola Gnesi
Mikayel Ohanjanyan, La soglia è la sorgente, 2018, basalto e cavi d’acciaio ossidati, 63 x 130 cm, Museo dell’Opera del Duomo, Firenze, foto di Nicola Gnesi

Al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze viene esposta, dal 27 ottobre 2018 e per sei mesi, l’opera dello scultore Mikayel Ohanjanyan La soglia è la sorgente vincitore del Premio Enrico Marinelli Contemporary Art Award.

Il premio istituito dall’Opera di Santa Maria del Fiore e della Guild of the Dome Association è stato coordinato dalla curatrice di arte contemporanea Adelina von Fürstenberg.

La giuria, composta da esperti e direttori di istituzioni d’arte a livello internazionale, ha scelto Mikayel Ohanjanyan tra cinque finalisti, chiamati a presentare dei progetti per una scultura ispirata al tema della “Speranza”.
In precedenza la giuria aveva esaminato 45 profili di artisti, proposti da 10 critici e curatori di arte contemporanea di cinque continenti, per arrivare a selezionare i cinque finalisti, che erano, oltre al vincitore: Francesco Arena (Italia), Marco Bagnoli (Italia), Sakshi Gupta (India) e Barthélémy Toguo (Camerun).

I criteri di valutazione hanno tenuto conto della capacità di ispirarsi al contesto, di creare in continuità tra passato e presente, di avvalersi di risorse locali per creare la propria opera, alla maniera in cui lavoravano i grandi maestri che hanno creato i capolavori per i monumenti dell’Opera di Santa Maria del Fiore.

Nella motivazione espressa dalla giuria si legge: «La comprensione teorica, sociale e umana di Mikayel Ohanjanyan verso la nozione contemporanea di Speranza, è molto convincente e coraggiosa. Tuttavia Ohanjanyan offre alla Speranza una consapevolezza che, attraverso la memoria e gli elementi della realtà, ci porta alla materialità della sua trasformazione nella fusione con la pietra vulcanica. Quest’opera si riferisce a una linea ben precisa delle arti contemporanee, che passa dalla Land Art e dall’Arte Povera a Joseph Beuys, e considera la memoria e la natura dei materiali come vettori di vita e cambiamento».

«Alla domanda posta dal Concorso – afferma Timothy Verdon, direttore del Museo dell’Opera del Duomo – di esprimere in un linguaggio contemporaneo qualcosa simile al messaggio dei capolavori del Museo dell’Opera, Mikayel Ohanjanyan ha scelto un idioma fuori del tempo, la pietra nuda, la stessa in cui lavorarono Arnolfo di Cambio, Tino da Camaino, Andrea Pisano, Donatello. Creata da Dio, alzata e incisa dall’uomo, essa è segno di comunione tra il Creatore e la creatura fatta a sua immagine e perciò creativa. ‘Soglia’ che immette nel mistero del nostro essere, tra le mani dell’artista diventa ‘sorgente’ di speranza».

«Un encomio particolare va all’artista Marco Bagnoli perchè nella sua opera: La memoria degli occhi e la speranza, ci invita a considerare il futuro e a valutare le trasformazioni attraverso la sfera di vetro, acqua e luce, un’operazione che rimanda ai maggiori problemi dei nostri giorni per la Terra e i suoi abitanti: la mancanza dell’acqua e il guastarsi dell’aria. Uno splendido esempio di arte come consapevolezza».