La pittura a Verona dal 1570 alla peste del 1630

Felice Brusasorzi: Ritratto di Bartolomeo Carteri, 1580 circa, olio su tela, 96,7 x 78,4 cm Verona, Musei Civici
Felice Brusasorzi: Ritratto di Bartolomeo Carteri, 1580 circa, olio su tela, 96,7 x 78,4 cm Verona, Musei Civici

In sala Boggian al Museo di Castelvecchio, a Verona, è allestita la mostra “Bottega, Scuola, Accademia. La pittura a Verona dal 1570 alla peste del 1630”.

L’esposizione, a cura di Francesca Rossi e Sergio Marinelli, è aperta al pubblico fino al 5 maggio 2019.

In mostra 61 opere, tra dipinti, disegni, strumenti musicali e documenti. A focalizzare l’attenzione sulla scuola artistica più operosa e amata a Verona tra Cinque e Seicento, una stirpe di artisti cresciuti nell’alveo di una bottega famigliare, quella di Domenico e Felice Brusasorzi.
Bottega che, all’incrocio stilistico tra tardo Manierismo, pittura della Realtà e Classicismo, si trasformò in una sorta di accademia corporativa capace di dare impulso a un’intensa stagione di commissioni artistiche che lasciarono un’impronta indelebile in chiese e palazzi pubblici e privati del territorio.

In un contesto che vedeva attive a Verona varie figure di rilievo, come Bernardino India e Paolo Farinati, e la prossimità al prolifico ambiente delle botteghe veneziane di Tintoretto, Tiziano, Veronese e Palma il Giovane, si distingue in città alla metà del ‘500 la bottega dei Brusasorzi. La loro fu una delle botteghe più operose, sia per quanto riguarda la produzione di opere pittoriche sia per la presenza al suo interno di numerosi apprendisti e discepoli, tra i quali Sante Creara, Alessandro Turchi, Pasquale Ottino e Marcantonio Bassetti. I disegni e dipinti esposti nelle tre aree tematiche del percorso espositivo evidenziano come il periodo giovanile di questi artisti sia improntato al lessico del maestro, per reindirizzarsi in seguito grazie all’influsso di altri autori.

Questo fondamentale momento della produzione artistica veronese fu bruscamente interrotto dalla peste del 1630, che portò alla morte di molti pittori e che mutò in maniera radicale la sensibilità di coloro che sopravvissero.

Le opere esposte provengono dalle collezioni civiche e da importanti prestiti concessi dall’Accademia Filarmonica di Verona, dalla Fondazione Cariverona, dal Banco BPM, dalla Diocesi di Verona (Basilica di Santa Anastasia), da collezionisti privati.