Le vie della porcellana tra Vienna e Firenze, mostra a Palazzo Pitti

Giovan Battista Fanciullacci (1745-1825) e Manifattura Ginori, Doccia, Tazza da brodo con sottopiatto, 1782-1783, porcellana definita masso bastardo dipinta in policromia e dorata, Victoria and Albert Museum, Londra
Giovan Battista Fanciullacci (1745-1825) e Manifattura Ginori, Doccia, Tazza da brodo con sottopiatto, 1782-1783, porcellana definita masso bastardo dipinta in policromia e dorata, Victoria and Albert Museum, Londra

Fragili tesori dei Principi. Le vie della porcellana tra Vienna e Firenze”, è il titolo della mostra che, dal 13 novembre al 10 marzo 2018, è aperta al pubblico a Palazzo Pitti di Firenze.

Nel 1737 il Conte Carlo Ginori chiamò al suo servizio Carlo Wendelin Anreiter de Ziernfeld, pittore austriaco specializzato in porcellana, assicurandosi, così, il più valente artista del genere sulla piazza europea. Carlo Ginori puntò, dunque, per la manifattura di Sesto Fiorentino, a una qualità altissima, garantendosi, inoltre, relazioni strettissime con l’opificio viennese fondato nel 1718 da Claudius Innocentius Du Paquier. L’effetto fu che entrambe le produzioni ebbero un ruolo decisivo nella trasmissione di motivi decorativi, forme e tecniche artistiche che di fatto influirono nella definizione del gusto dell’epoca.
Di tutto questo, e di molto altro racconta la mostra allestita a Palazzo Pitti.

Le opere esposte – porcellane, ma anche dipinti, sculture, commessi in pietra dura, cere, avori, cristalli, arazzi, arredi e incisioni – offrono un fertile dialogo tra le arti, per celebrare la magnificenza della porcellana durante il Granducato di Toscana sotto la dinastia lorenese.

Ai prestiti hanno contribuito istituzioni nazionali e internazionali e i più importanti musei europei e statunitensi, oltre a diverse collezioni private.

L’energia imprenditoriale del Marchese Ginori, senatore fiorentino, spaziava su ampi orizzonti, e le porcellane prodotte riflettevano un gusto internazionale, che poteva sì tener conto della tradizione fiorentina, ma anche degli influssi del lontano Oriente e in particolare cinesi, e che cercava di soddisfare committenti esigenti in Italia e all’estero.

La porcellana diventa non solo lo specchio di quanto veniva sperimentato nelle altre forme d’arte, ma riflette altresì tutta una serie di abitudini e mode sociali, in un’epoca di grandi cambiamenti, anche alimentari.

Nel 1663 i Medici si procacciarono per primi, importandola dalla Spagna, la cioccolata, e fu subito amore. Come sottolinea in catalogo il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, la cioccolata e il caffè «resero necessaria la creazione di nuovi oggetti e di vasellame, che possiamo immaginarci tintinnare e splendere nel Kaffeehaus fatto erigere apposta a Boboli su progetto di Zanobi del Rosso, terminato nel 1785 circa (e che riaprirà a breve, dopo una campagna di restauri). Un altro gioiello architettonico voluto da Pietro Leopoldo, rotondo e bombato, ispirato al barocchetto viennese: è una costruzione di mattoni e calce, ma da lontano sembra una fantasia in porcellana di Doccia, quasi una chicchera gigante, con una cupoletta per coperchio».

La mostra, curata da Rita Balleri, Andreina d’Agliano, Claudia Lehner-Jobst, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e della Gallerie degli Uffizi ed è realizzata in collaborazione con la collezione del Principe di Liechtenstein (Vaduz–Vienna).