Letizia Battaglia, fotografie – Mostra a Livorno

Letizia Battaglia, Palermo, 1993. Rosaria Schifani, vedova dell’agente di scorta Vito Schifani, assassinato nel 1992 insieme al Giudice Giovanni Falcone

Negli spazi dei Granai di Villa MimbelliMuseo Civico Giovanni Fattori di Livorno dal 19 gennaio al 15 marzo 2019 è aperta al pubblico la mostra “Letizia Battaglia, fotografie”.

In esposizione un corpus di 50 fotografie in bianco e nero diventate “documenti storici”, scatti che testimoniano alcuni fatti salienti di cronaca italiana, la Palermo popolare, ma anche ritratti di donne, di bambini, di ricevimenti mondani che restituiscono il fascino gattopardesco dell’aristocrazia siciliana.

«Il percorso della mostra non segue un andamento cronologico o tematico ma intende trovare un filo conduttore tra l’atroce ed il bello come tracce degli archetipi che generano le azioni umane – spiega il curatore Serafino Fasulo -. Il lavoro di Letizia Battaglia, una giovane di 83 anni, è stato spesso sommariamente etichettato come testimonianza sugli omicidi di Mafia ma ciò è riduttivo. La Battaglia è stata sì una fotografa di trincea … ma ci ha illuminati ed arricchiti anche con la sua incessante ricerca della bellezza e della dignità: le sue foto restituiscono il pathos delle tragedie greche, il dolore ed il sublime».

«La mostra racconta la vita di Palermo ma anche la mia vita – ha dichiarato Letizia Battaglia -. Io sono Palermo, sono i morti ammazzati, Falcone, Terranova… Mi emoziono ancora quando vedo le foto che ho scattato, e mi dico, che vita, che intensità, che fatica».

Da sempre Letizia Battaglia si esprime nel rigore del bianco e nero. Afferma di non amare il colore: «ancora oggi il solo pensare al rosso del sangue mi fa star male. Penso che il bianco e nero sia più silenzioso, solenne, rispettoso. Anche quando guardo la fotografia degli altri cerco il bianco e nero. È un gusto artistico, del mezzo, del risultato».

Per la Battaglia la fotografia nasce da un’urgenza etica ed è strettamente legata alla vita. Fotografare per lei significa farsi prossimi agli altri e raccontarne il dolore.

La mostra, promossa dalla Fondazione Carlo Laviosa in collaborazione con il Comune di Livorno, è realizzata nell’ambito del progetto “Fotografia e Mondo del Lavoro“.