Piero della Francesca. Monarca della pittura – Mostra a San Pietroburgo

Piero della Francesca, Annunciazione della Vergine Maria, 1467 - 1468, (Cimasa del Polittico di Sant’Antonio), Tempera su tavola, 122x194 cm, Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria

È dedicata a Piero della Francesca, tra i capisaldi della pittura italiana del XV secolo, la mostra “Piero della Francesca. Monarca della pittura” che, fino al 10 marzo 2019, è aperta al pubblico al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.

L’esposizione, curata da Tatiana Kustodieva, si propone come un evento eccezionale poiché riunisce da diverse collezioni italiane ed europee un nucleo di opere dell’artista.
Undici dipinti e 4 manoscritti autografi offrendo la rara opportunità di far conoscere Piero della Francesca in Russia.

Nella prestigiosa Sala del Picchetto, nel Palazzo d’Inverno, si possono ammirare, giunti dall’Italia capolavori come la “Madonna di Senigallia” dalla Galleria Nazionale delle Marche a Urbino, “l’Annunciazione” dalla Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia e il “San Girolamo e un devoto” dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, ai quali si aggiungono il “San Nicola da Tolentino” del Museo Poldi Pezzoli di Milano e due affreschi con “San Giuliano” e “San Ludovico” dalla natia Sansepolcro. Quindi il “San Michele” prestato per l’evento dalla National Gallery di Londra, il “Ritratto di Sigismondo Malatesta” eccezionalmente dal Musée du Louvre di Parigi, il “Ritratto di giovane” – presumibilmente Guidobaldo da Montefeltro – dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, il “Sant’Agostino” dal Museo Nazionale d’Arte Antica di Lisbona e la giovanile “Madonna col Bambino” già in collezione Contini Bonacossi.

Quindi il Piero matematico, a ricordare l’importante attività teorica che egli svolse, congiuntamente alla pittura, per tutta la vita.

In mostra: il giovanile Trattato d’abaco, proposto nella versione autografa della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, l’Archimede di spiralibus, raccolta di trattati del matematico greco in cui è stata riconosciuta nel 2004 la mano dell’artista toscano, e infine il De prospectiva pingendi presentato attraverso le uniche due testimonianze quattrocentesche in volgare esistenti al mondo: quella interamente autografa nel testo e nei disegni, prestata della Biblioteca Palatina del Complesso Monumentale della Pilotta a Parma e il manoscritto Reggiano della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, con correzioni e annotazioni di Piero.

Fu proprio il De Prospectiva pingendi, universalmente noto, a formare intere generazioni di pittori, che non si limitarono a trarre ispirazione dai dipinti del grande Maestro, ma studiarono il suo testo per imparare quello che sarebbe divenuto il linguaggio comune e condiviso dell’arte occidentale per almeno quattro secoli, fino alla rottura avvenuta nell’Ottocento.

La mostra, accompagnata da catalogo Skira/Museo Statale Ermitage, in edizione russa e italiana, è organizzata dal Museo Statale Ermitage, da Ermitage Italia e Villaggio Globale International.