Oro Bianco: la ricerca della bellezza. Porcellane di Vinovo

Manifattura di Vinovo, periodo Hannong, Teiera con ritratto di Vittorio Amedeo III, firmata dal pittore Carlo Felice Carpano, 1777. Porcellana. Torino, Palazzo Madama-Museo Civico d’Arte Antica

Una ricca ed eterogenea esposizione di porcellane della Reale Manifattura di Vinovo verrà esposta, dal 17 febbraio al 28 aprile 2019, presso il piano nobile del Castello Della Rovere a Vinovo (TO).

In mostra, nel luogo in cui sono state create, circa 200 porcellane e materiali provenienti da collezioni private, dalle raccolte di Palazzo Madama-Museo Civico d’Arte Antica e del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, dall’Archivio di Stato di Torino, dall’Archivio Storico Città di Torino e dalla Curia Vescovile di Torino – Parrocchia di Vinovo.

La porcellana, invenzione cinese nata intorno al X secolo, si distingue dagli altri materiali ceramici per le sue peculiari caratteristiche di bianchezza, brillantezza e traslucidità dovute in particolare alla presenza del caolino. Essa acquistò gradualmente una sempre maggiore notorietà guadagnandosi apprezzamenti da tutte le Corti europee, che se ne servivano per ornare le loro residenze e per farne doni diplomatici, tanto da meritarsi il soprannome di “Oro bianco”, perché preziosa ed estremamente rara.

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La manifattura di Vinovo fu l’unica in Piemonte a essere fondata sotto l’egida della monarchia sabauda tanto da potersi fregiare del titolo di “Regia Fabbrica di Porcellane”. Fu aperta nel 1776 nel Castello di Vinovo, affidato dal Re all’Ordine Mauriziano, grazie all’intraprendenza di un torinese, Giovanni Vittorio Brodel e di un ceramista di Strasburgo, il geniale Pierre-Antoine Hannong, la cui conoscenza dell’arcanum, l’impasto segreto della porcellana, lo aveva condotto alla manifattura di Sèvres e quindi a fondare le prime fabbriche di porcellana dura. Nella fabbrica di Vinovo era impiegato un gruppo di lavoranti francesi, tedeschi e italiani, che nell’arco di soli tre anni riuscì a portare la produzione a livelli di notevole qualità. Tuttavia alcune difficoltà portarono all’interruzione delle attività nel 1779, che furono riprese l’anno successivo dal medico e chimico torinese Vittorio Amedeo Gioanetti. Il Gioanetti sviluppò e potenziò la produzione con ingegno e competenza, mettendo a disposizione le proprie conoscenze in ambito chimico e geologico. Alla sua morte avvenuta nel 1815 gli subentrò il suo primo collaboratore Giovanni Lomello, il quale non riuscì a replicare il successo ottenuto sotto la direzione Gioanetti e la manifattura chiuse definitivamente nel 1822.

L’allestimento della mostra è stato progettato ed elaborato in modo vario e articolato, tale da consentire una rappresentazione multimediale coinvolgente e appassionante, attraverso un percorso espositivo diviso in cinque sezioni che ripercorrono cronologicamente i tre periodi di produzione dal 1776 al 1822: la gestione Hannong- Brodel, quella Gioanetti e, infine, quella di Lomello.