lunedì, 30 Marzo, 2020
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Velázquez. L’ombra della vita – I fantasmi di Velázquez

Diego Velázquez

Il nuovo episodio della serie “Velázquez. L’ombra della vita”, di Tomaso Montanari, per la regia di Luca Criscenti, va in onda venerdì 1 marzo 2019, alle ore 21.15, su Rai5.

I ritratti del re, della famiglia reale e della corte non esauriscono la produzione di Velázquez, che si è occupato anche di dipingere la Storia. È il caso della grande tela dedicata alla “Resa di Breda”, meglio nota come Las Lanzas (Le Lance), un’opera dipinta tra il 1634 e il ’35 per il Salone dei Regni del Palazzo del Buen Retiro, in cui si celebrava un episodio della lunga guerra delle Fiandre, la momentanea riconquista spagnola di Breda. Un dipinto costruito come un grande ritratto di gruppo. Perché è il ritratto il filo conduttore di tutta l’opera di Velázquez, anche quando il pittore affronta temi mitologici.

Le soluzioni, in molti casi, sono sorprendenti. Basta guardare il suo “Marte”, con la pelle flaccida, due paia di baffi a manubrio e un elmo largo che gli cade sulla testa. Una figura reale, dipinta dal vivo, secondo la tradizione caravaggesca, come l’“Esopo” o il “Menippo”, “filosofi” che guardano il mondo con distacco e a cui Diego dà le fattezze di mendicanti.

Anche la splendida “Venere” della National Gallery di Londra è un ritratto, il ritratto di una modella, anche se il pittore mostra appena il volto attraverso lo specchio, dando rilievo alla parte tergale della donna.

Per seguire la trama di quest’opera, andiamo all’Archivio di Stato di Roma, perché è lì che si trova una traccia davvero interessante del soggiorno di Velázquez in Italia.

I temi mitologici occupano una buona parte dell’ultima produzione del maestro. Sono opere che il pittore dipinge per le grandi sale delle residenze reali, come il “Mercurio e Argo”, una delle ultime tele del maestro; talvolta però sono opere che Diego dipinge per sé o su commissione: è il caso delle “Filatrici”, una tela che ha fatto sognare Renoir e gli Impressionisti, nota anche come “La Favola di Aracne“.

Qui il tema mitologico resta sullo sfondo; in primo piano Diego mostra un telaio, un arcolaio e un gruppo di donne intente a filare in una sorta di primitiva bottega artigiana. Dietro, Aracne ha scoperto i suoi arazzi, quelli con i quali ha sfidato Atena. Ma nell’arazzo centrale, Velázquez ci mostra un’altra scena del mito, “Il Ratto d’Europa“, così come era stata dipinta da Rubens, che a sua volta aveva copiato Tiziano.

Una dichiarazione di discendenza, che è anche una straordinaria affermazione della propria grandezza: Velazquez sa di essere l’erede di due mostri sacri della pittura, ma sa anche che è in grado di sfidarli senza uscirne sconfitto, proprio come Aracne aveva fatto con Atena.

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