De Chirico, De Pisis, Carrà. La vita nascosta delle cose

Giorgio de Chirico, Frutta con sfondo di paese, 1956
Giorgio de Chirico, Frutta con sfondo di paese, 1956

È dedicata alla natura morta attraverso un dialogo inedito tra maestri del Seicento e del Novecento italiani la mostra “De Chirico, De Pisis, Carrà. La vita nascosta delle cose“.

L’esposizione, allestita presso i Musei Civici del Castello Visconteo di Pavia, è aperta al pubblico fino al 28 luglio 2019.

Curata da Antonio D’Amico, con la collaborazione scientifica di Elena Pontiggia e Maria Silvia Proni, la mostra offre un percorso in cui un gruppo di nature morte napoletane del Seicento, eseguite con una lenticolare adesione alla realtà da artisti caravaggeschi (Paolo Porpora, Giovanni Battista e Giuseppe Recco, Giovanni Battista Ruoppolo), dialoga con opere di Filippo de Pisis, con un nucleo raro di Vite silenti di Giorgio de Chirico e con alcune meditabonde nature morte di Carlo Carrà, pittori che nel Novecento hanno dato origine alla Metafisica, attribuendo agli oggetti ritratti un valore simbolico e lasciando così emergere la vita nascosta delle cose.

L’esposizione presenta sessanta opere, provenienti da prestigiose collezioni private italiane e straniere.

«De Chirico, De Pisis e Carrà – spiega il curatore Antonio D’Amico – affidano pensieri ed emozioni ai colori per creare composizioni che diventano diari carichi di significati reconditi, legati alla vita e alla poetica delle piccole cose, animando sulla tela il linguaggio della Metafisica che è fatta di semplicità, chiarezza, sonorità e palpito, come scrive De Pisis e come si potrà vedere nelle opere in mostra, alcune delle quali mai esposte prima. Con la Metafisica gli artisti danno forma al ricordo di luoghi e oggetti, scoprendo che ogni cosa possiede un risvolto simbolico, una psicologia emozionale e un preciso racconto da mostrare che spesso rimane segreto e intimo. Le nature morte sono vere e proprie meditazioni pittoriche, sono vite silenti, ferme, come le chiama Giorgio de Chirico,che contengono idee, pensieri e, soprattutto, l’essenza nascosta della natura».

La mostra è anche un occasione per ammirare Gli Archeologi in cui De Chirico adopera un tempietto addossato a un masso roccioso, ripreso da un dipinto appartenuto a De Pisis, suggellando così la loro amicizia anche attraverso il linguaggio pittorico.