Jenny Holzer. Tutta la verità – Mostra a Bergamo

Jenny Holzer

Presso il Palazzo della Ragione di Bergamo, fino al primo settembre 2019, è aperta al pubblico la mostra “Jenny Holzer. Tutta la verità” (The Whole Truth), curata da Lorenzo Giusti.

Jenny Holzer utilizza la parola scritta come mezzo di riflessione critica e di espressione creativa. Alla fine degli anni Settanta i suoi Truisms hanno destato grande scalpore. Diffusi in un primo momento tramite supporti comuni i primi versi sono stati scritti sulla traccia di aforismi, massime e cliché esistenti.
Holzer ha prodotto poi numerose altre serie di versi, iniziando a fare uso di parole altrui e spesso adattandole a formati più grandi o durevoli nel tempo, come segni elettronici, panchine di pietra e proiezioni luminose su superfici naturali o architettoniche, nonché dipinti a olio e acquerelli.

I versi dei lavori di Jenny Holzer parlano di violenza, oppressione, genere, sessualità, potere, guerra e morte. Holzer utilizza il linguaggio per sfidare norme sociali, pregiudizi e violenze.

Le pareti della Sala delle Capriate, luogo simbolico dove storicamente veniva amministrata la giustizia cittadina, costituiscono la base visiva per una serie di nuove proiezioni luminose. I testi scelti per questa speciale occasione toccano alcune delle tematiche più care all’artista – identità, genere, dialogo – e trattano, in particolare, il tema della crisi migratoria.

Alemu Tebeje Ayele, Antar Mohamed Marincola, Armin Gorozian, Arnold de Vos, Dunya Mikhail, Faraj Bayrakdar, Fatiha Kamel, Ghayath Almadhoun, Gëzim Hajdari, Hasan Al Nassar, Khawla Dunia, Mahmoud Darwish, Mihai Mircea Butcovan, Mohammad-Reza Shafiei Kadkani, Mohja Kahf, Najat Abdul Samad, Omid Shams, Osama Alomar, Sham al-Sa’id, Siza Gorozian, Wisława Szymborska, Yehuda Amichai, Yousif M. Qasmiyeh, e Zein Abdullah sono gli autori dei testi che compongono le proiezioni.

La mostra presenta inoltre poesie e altri testi di scrittori italiani, tra cui Patrizia Cavalli e Pier Paolo Pasolini, e di autori di altre nazionalità quali Wisława Szymborska, Anna Świrszczyńska e James Schuyler.

Nove panchine in marmo completano l’installazione. Disposte in cerchio, le opere costituiscono un punto per soffermarsi e riflettere osservando le pareti illuminate e le frasi incise sulla superficie delle sedute.