Vittorio Guida, mostra personale a Modena

Vittorio Guida, The economic miracle, 2010 © Vittorio Guida

Alla Palazzina dei Giardini di Modena è in programma la personale di Vittorio Guida (Napoli, 1957), dal titolo “Where are we now? Volumi I e II“.

L’esposizione, che resterà aperta al pubblico dal 13 settembre al 17 novembre 2019, racconta attraverso una serie di opere – 2 video, 6 foto, 1 installazione scultorea – il mondo contemporaneo.

L’artista napoletano con un linguaggio universale, si interroga su ciò che siamo oggi o, meglio, su “dove” siamo oggi, in che mondo, in che cultura, in che relazioni, in che spazio.
Quello che ne risulta è il ritratto di una società che sta perdendo il senso della comunità, dominata dalla paura, dal rancore e dall’ostilità.

Vittorio Guida è un fotografo che ha lavorato in diversi ambiti e realizzato immagini in numerose parti del mondo, con particolare attenzione nei confronti di due aree considerate centrali per il futuro sviluppo del pianeta: la Cina e l’Africa. Il percorso espositivo si apre con l’installazione scultorea che presenta un esercito di statuine di Mao Zedong rappresentato come “gatto della fortuna”.

Le due serie fotografiche vedono, invece, protagonisti un robot di ultima generazione, capace di movimenti autonomi grazie a una rete neuronale artificiale, e un grillo “metallizzato”, insetto tenuto comunemente in cattività in Cina come animale da compagnia o da combattimento. Il dialogo a distanza tra esse tocca numerosi temi tra cui quelli dello sviluppo della personalità e della libertà individuale.

I due video Where are we now? Volume 1 e Volume 2 (di cui il secondo inedito e prodotto appositamente per questa mostra) costituiscono un insieme magmatico di immagini che non obbediscono a regole di unità stilistica ma fanno coesistere temi e generi, colore e bianco e nero, fotografia diretta e montaggi digitali, rispecchiando la liquidità del mondo contemporaneo. Nel loro succedersi le immagini a poco a poco perdono il contatto con la realtà che le ha originate per restare solo immagini, bozze per una sceneggiatura o frammenti di un enorme e disordinato archivio.

“La lingua usata da Vittorio Guida – evidenzia Daniele Pittèri, Direttore Fondazione Modena Arti Visive – è una straordinaria ed efficacissima sintesi di primitivo e digitale, di pulsioni ancestrali mixate con le proiezioni, le paure, le speranze e le “ansietà” provocate e indotte da un futuro che ha smesso di essere tale perché vive sottotraccia e pienamente nella quotidianità”.