lunedì, Aprile 6, 2020
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Pietro Aretino e l’arte nel Rinascimento agli Uffizi di Firenze

Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1488/1490 - Venezia, 1576), Ritratto di Pietro Aretino (particolare), olio su tela, 1545, Galleria Palatina, Gallerie degli Uffizi, Firenze
Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1488/1490 – Venezia, 1576), Ritratto di Pietro Aretino (particolare), olio su tela, 1545, Galleria Palatina, Gallerie degli Uffizi, Firenze

Alla Gallerie degli Uffizi di Firenze, Aula Magliabechiana, fino al 1 marzo 2020, è aperta al pubblico la mostr “Pietro Aretino e l’arte nel Rinascimento”, a cura di Anna Bisceglia, Matteo Ceriana e Paolo Procaccioli.

In esposizione oltre cento opere tra pittura, grafica, libri a stampa, scultura, arti decorative, che raccontano la vita e lo spirito di Aretino nei luoghi simbolo del Rinascimento, dove egli visse ed esercitò la sua grande influenza sul fervido mondo culturale della prima metà del Cinquecento.

Ad aprire la mostra è il Ritratto di Pietro Aretino, uno dei capolavori di Tiziano.

In mostra anche la rassegna dei ritratti dei potenti con i quali Aretino fu in contatto (tra questi, anche un busto in bronzo di Carlo V opera di Leone Leoni dal Louvre), e la sezione finale della mostra, intitolata “Imago Petri” e focalizzata sulla efficace promozione visiva che Aretino seppe fare della sua figura, con una attenta strategia di marketing comunicativo: dipinti, medaglie, stampe, libri oggetti di uso ‘griffati’ con il suo nome ed il suo volto, quasi una sorta di ‘linea’, grazie alla quale l’intellettuale toscano riuscì far conoscere se stesso e la propria immagine.

Protagonista di questa parte dell’esposizione è il ritratto del Kunstmuseum di Basilea recentemente attribuito a Tiziano, in cui Aretino appare assai giovane, con in testa un copricapo allora assai di moda, lo ‘scuffiotto’.

Il vero, grande talento naturale di Aretino fu la scrittura, che praticò in varie forme a partire dai poemetti satirici (le Pasquinate), fino a comporre, nel 1526, i Sonetti lussuriosi.
In mostra si possono ammirare le pagine dell’edizione originale.

Una ricca selezione epistolare testimonia poi l’altra grande novità della produzione di Aretino, costituita dall’immenso corpus di oltre 4000 lettere attraverso le quali l’intellettuale toscano ebbe modo di parlare e condividere le proprie idee con i principali protagonisti della sua epoca.
Pietro infatti fu amico e corrispondente di alcuni tra i maggiori artisti del tempo, come Raffaello, Michelangelo, Parmigianino, Sebastiano del Piombo, Tiziano, Tintoretto, e Jacopo Sansovino.

La mostra include anche un ‘cameocinematografico: per rendere omaggio alla profonda amicizia tra Aretino e Giovanni dalle Bande Nere, vengono proiettati segmenti del ‘Mestiere delle armi’, film di Ermanno Olmi dedicato alla figura del grande condottiero mediceo, nel quale l’intellettuale, interpretato dall’attore Sasa Vulicevic, svolge il ruolo di voce narrante e compare in numerose scene.

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