Genesi, mostra di Sebastião Salgado a Palazzo Ducale di Genova

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Sebastião Salgado, Kafue National Park, Zambia, 2010 © Sebastião Salgado/Amazonas Images/Contrasto

Sebastião Salgado, Kafue National Park, Zambia, 2010 © Sebastião Salgado/Amazonas Images/Contrasto

Il viaggio di Sebastião Salgado alla scoperta della bellezza nei luoghi più remoti del Pianeta, durato 8 anni, è il tema della mostra che dal 27 febbraio al 26 giugno 2016 resterà aperta al pubblico a Palazzo Ducale di Genova.

L’esposizione, dal titolo Genesi, presenta oltre 200 fotografie che raccontano con sguardo straordinario ed emozionante luoghi che vanno dalle foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea ai ghiacciai dell’Antartide, dalla taiga dell’Alaska ai deserti dell’America e dell’Africa fino ad arrivare alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia.

L’affascinante bianco e nero del fotografo brasiliano documenta l’esistenza di un Pianeta ancora incontaminato, di un altro mondo in cui uomini e natura convivono in perfetto equilibrio.
La scelta della luce, la capacità compositiva, il gioco di sfumature tra primi piani nitidi e sfondi sfocati o, più frequentemente, “fumosi”, sono elementi che concorrono nel creare fotografie a metà tra descrizione e suggestione, che si tratti di vulcani, trichechi o persone.

«Personalmente vedo questo progetto come un percorso potenziale verso la riscoperta del ruolo dell’uomo in natura – dichiara Sebastião Salgado – . L’ho chiamato Genesi perché, per quanto possibile, desidero ritornare alle origini del pianeta: all’aria, all’acqua e al fuoco da cui è scaturita la vita; alle specie animali che hanno resistito all’addomesticamento e sono ancora “selvagge”; alle remote tribù dagli stili di vita “primitivi” e ancora incontaminati; agli esempi esistenti di forme primigenie di insediamenti e organizzazione umane. Questo viaggio – continua Salgado – costituisce un tentativo di antropologia planetaria. Inoltre, ha anche lo scopo di agire da monito affinché si cerchi di preservare e se possibile ampliare questo mondo incontaminato, per far sì che sviluppo non sia sinonimo di distruzione. Finora avevo fotografato un solo animale, l’uomo, poi ho preso la decisione di intraprendere questo progetto e di andare a vedere il Pianeta spinto da un’enorme curiosità di vedere il mondo, conoscerlo».

La mostra, curata da Lélia Wanick Salgado, è prodotta da Civita su progetto di Contrasto e Amazonas Images.

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