Vespa, 70 anni. Enrico Piaggio e la due ruote che ha cambiato l’Italia

Museo Piaggio - La VespaPare che Enrico Piaggio, quando si trovò dinanzi al primo esemplare, abbia esclamato, ammirando e apprezzando: “Sembra proprio una vespa”. La rassomiglianza col piccolo insetto dal vitino sottile era, infatti, davvero eccezionale. La velocità, poi, ed il ronzio del motore lo convinsero che a quel motociclo il nome di Vespa sarebbe stato davvero a pennello. Era il 23 aprile del 1946.
Oggi, la Vespa ha 70 anni, ben portati e con disinvoltura, così come avviene ad aristocratica signora, che nacque bella e la sua bellezza curò in tutte la stagioni di sua vita. Se ne produssero subito 50 esemplari, andati a ruba, ad un costo di 55mila lire, ma, appena dieci anni dopo, nel 1956, negli stabilimenti della Piaggio, direzione e maestranze potevano, con meritato orgoglio, brindare al milionesimo esemplare prodotto.
C’era di che veramente andar fieri, soprattutto, quando si considerava che quella piccola vettura a due ruote aveva svecchiato il mondo del lavoro, accorciato le distanze e regalato le prime uscite fuori porta a tante famigliole della nuova Italia repubblicana.
Enrico Piaggio godeva della sua creatura e, industriale vecchio stampo, uomo che alla legge dei numeri univa un soffio di cuore, volle pubblicamente dare atto di tanto successo al variegato arco dei suoi collaboratori, premiando anche in solido i dipendenti più anziani. Alla festa partecipò idealmente anche la Chiesa, alla quale non poteva sfuggire la potenza di un mezzo, che ad un ragionevole costo, alleviava la fatica del lavoro ed offriva un po’ di gioia a buon mercato.
Oggi, le Vespe circolanti in tutto il mondo, nelle tante versioni sempre belle e originali, non si possono facilmente contare, né facilmente si contano i raduni e i clubs, che ad esse s’ispirano. Certo, comunque la si consideri, la Vespa fu e resta un fenomeno, che segnò uno snodo epocale in un paese, il quale lentamente usciva dallo stadio agricolo per misurarsi con la nascente industria. Anche per ciò Pio XII la benedisse ed Alcide De Gasperi ne tessé le lodi.

Giulio Iudicissa